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Prime Esperienze

I cugini sono sempre i primi


di Membro VIP di Annunci69.it gentiluomosexy
26.02.2026    |    206    |    1 9.5
"I nonni si prendevano l’impegno di farci passare l’estate in allegria, tra la campagna e il mare..."
I cugini sono sempre i primi. Dai racconti con molti amici pare che il famoso detto sia valido in tutta Italia. A ad Sono i cugini la prima nave scuola della maggior parte di noi, la prima prova di gioco erotico.

Almeno era così negli anni settanta e ottanta, quando non si passava la maggior parte del tempo sui social e sui telefonini, in una solitudine che spesso coinvolge anche questo lato dei rapporti umani.

Per me fu così, in maniera minore con il mio cugino più caro e in modo più pieno con mia cugina preferita. In tutti i sensi.

Anche perché si trattava di cugini con cui si passavano le feste comandate e praticamente tutte le estati, non abitando nelle stesse città. Lui si chiama Michele, lei Rita.

Con Michele già da piccolissimi giocavamo a misurarcelo, a fare le prime battaglie “spada contro spada” nel letto, soprattutto ad avere i primi contatti fisici reali.

Ricordo che il primo a propormelo fu lui una sera. Non avevamo alcuna consapevolezza dell’importanza di quel particolare gioco.

Fatto sta che quando andavamo a letto, di pomeriggio a riposare (ce lo imponevano i nostri genitori) o la sera, ci diventava duro.

Così lui, un po’ più sveglio di me, che una sera mi propose di poter toccare il mio giocattolo e io di prendere in mano il suo.

Fu per me una novità assoluta. Fino a quel momento non avevo avuto nessuna pulsione erotica. Invece scambiandoci queste che di fatto sono state le prime seghe della nostra vita, iniziammo a conoscere il sesso.

Per me almeno era troppo presto per fare la differenza tra uomo e donna. Di sicuro capivamo che stavamo compiendo un atto che non sarebbe stato condiviso dai nostri genitori e questo lo rendeva ancora più interessante ai nostri occhi.

Una cosa è certa. Fu quella l’occasione in cui ebbi le mie prime sborrate, anche se di vera sborra non si poteva ancora parlare.

Gli esperti parlano di spermarca o semenarca per definire la prima eiaculazione maschile, segnale fisiologico dell'inizio della pubertà e della maturazione sessuale, che avviene generalmente a partire dai dieci anni.

Era dell’acquetta densa e appiccicosa che veniva fuori a entrambi mentre ci smanettavamo sotto lenzuola, fingendo la guerra con le spade come i robot che andavano tanto di moda nei primi anni ottanta.

Lo ricordo comunque come una sensazione molto piacevole. Al punto che non perdevamo occasione con Michele di appartarci per fare il gioco delle spade e per provocare quella reazione.

Durò un paio di estati. Poi i nostri corpi cominciarono a cambiare così come anche la dimensione dei nostri attrezzi, la consapevolezza di quello che stavamo facendo e lo schizzo che eravamo capaci di produrre: era ormai vero e proprio sperma.

Poi il tipo di gioco cambiò. Cominciammo a interessarci delle ragazzine e questa cosa tra di noi improvvisamente svanì. Non lo fecimo più e non ne parlammo più.

Nessuno di noi ha più fatto riferimento a quegli anni e quelle prime esperienze. Una cosa davvero strana a pensarci, pur continuando a vederci tutti gli anni.

Quest’estate. Ci ho ripensato in modo particolare. Perché ormai ci si vede davvero una sola volta l’anno in estate. L’intesa tra noi resta sempre la stessa e proprio lo scorso anno mi sono chiesto se anche lui ricorda tutto. Abbiamo entrambi più di 50 anni ormai.

Non ho avuto il coraggio di chiederglielo, anche perché non so come la pensa e se tiene qualche ricordo di quello che abbiamo iniziato a sperimentare insieme quarant’anni fa. Resterà penso una mia curiosità che non troverà mai soluzione.

Diversa è stata l’esperienza con Rita. Con lei abbiamo fatto tutte le prime esperienze vere del sesso. Abbiamo iniziato presto anche con lei. Appena adolescenti. In pieno boom della crescita.

In estate passavamo tutta la giornata insieme, in modo quasi morboso. Al mare, a casa, dal mattino a sera. Io soprattutto ero innamorato folle di Rita. Penso che sia stata la prima e forse tra le poche donne che ho amato in vita mia.

Lei cresceva bene. Ragazzina bellissima, dagli occhi splendidi. Bruna. Un seno che gonfiava ogni settimana di più. Dei capezzoli che sembravano dei chiodi.

Anche con lei dormivamo insieme a casa dei nonni. Era il momento più bello della giornata. Doccia per ripulirci da quelle giornate estive caldissime e piene di giochi, di mare e via a letto.

Anche per Rita io sono stato il primo “ragazzo”. Ricordo che per me veniva subito dopo, negli anni, alle primissime sensazioni legate all’eros, che avevo fatto con mio cugino Michele.

Ma come dicevo i corpi erano cambiati. Non eravamo più bambini quasi ignari di quello che succedeva ai nostri corpi, alle nostre vite e ai nostri sentimenti, ma ragazzini pienamente consapevoli dei propri bisogni e dei propri desideri.

Nelle stanze accanto dormivano i nostri nonni, i genitori - quando c’erano - e i nostri fratelli e sorelle. Le divisioni le avevamo fatte noi ed era chiaro a tutti che non poteva essere che così. Eravamo indivisibili, di giorno e di notte, io e Rita.

Io appena mi mettevo a letto diventavo automaticamente di marmo. Lei lo sapeva e d’altra parte non aspettava altro. La sua mano si dirigeva velocemente verso il mio cazzo duro e iniziava ad accarezzarlo.

Io invece iniziavo a toccare il suo seno, con quei capezzoli duri e scuri. Almeno per un anno siamo andati avanti solo così. Io avrei voluto andare oltre ma lei, di un anno quasi più grande di me, era più saggia. E col senno di poi credo che abbia fatto bene a gestire così progressivamente il nostro rapporto.

Ma provate a immaginare tutto giugno, luglio e agosto così. Fortunatamente la stessa Rita ebbe voglia verso metà estate di fare un piccolo passo in avanti. E alle sole mani abbiamo aggiunto le bocche. Per baciarci e per assaporarci.

Lei ha iniziato a leccarmelo e ad assaggiare i miei liquidi. E io i suoi, leccando tutte le sere le sue tettine e la sua fighetta pelosa. Ancora non si depilava, anche perché era da poco che le erano cresciuti i primi peli.

Iniziavamo la sera solo toccandoci per non farci scoprire e poi durante la notte, quando sentiamo che gli altri dormivano, passavamo a leccarci e a succhiarci.

Tenevamo sempre accanto a noi degli asciugamano, anche quelli del mare, da mettere sotto a noi e per non bagnare le lenzuola. Una sensazione fantastica di piacere, ancora oggi.

Ricordo la fine di quell’estate. Avevamo quasi deciso di passare a fare l’amore in modo completo. Ma eravamo in fondo entrambi consapevoli che sarebbe stata ancora una forzatura. Avevamo bisogno di un po’ di tempo in più.

L’estate successiva sarebbe successo sicuramente, se non fossimo riusciti a vederci a Natale.

Ogni anno, alla fine dell’estate, ci si lasciava con un nodo in gola. Col timore che durante l’anno sarete potuto succedere qualcosa in grado di rompere quella magia. Un fidanzatino o una fidanzatina. Chissà.

Sapevamo quanto era forte il nostro rapporto ma sapevamo che non sarebbe stato per sempre, che prima o poi sarebbe finito.

Non c’erano ancora i telefonini e quindi non potevamo scriverci gli sms, figurarsi i whatsapp. Qualche telefonata, qualche lettere alla quale allegavamo delle foto aggiornate. E il desiderio di far passare velocemente quell’inverno che ci teneva lontani.

Arrivò però quel giugno tanto aspettato. Lei arrivò con i suoi fratelli, accompagnata a casa della nonna dai suoi genitori, che poi sarebbero tornati a lavorare ancora per il mese di giugno e luglio, prima di venire anche loro in vacanza.

La stessa cosa succedeva a me. I nonni si prendevano l’impegno di farci passare l’estate in allegria, tra la campagna e il mare. E a far sbocciare i nostri primi amori.

Lei era ormai una donnina. Io un ragazzo fatto, con la prima barbetta. E si, era arrivato il tempo giusto se ci fosse stata ancora la voglia.

Il dubbio durò il tempo di uno sguardo tra di noi. Sembrava che un anno non fosse passato. Ci guardammo con la luce negli occhi.

I nonni ci chiesero come volevamo dormire, se con le stesse formazioni di sempre o se volevamo cambiare. I nostri fratelli e sorelle, innocentemente, fecero proposte diverse dalle consuete ma noi sapevamo bene che nessuno ci avrebbe separati, ancora, quell’anno almeno.

La prima notte fu fantastica. Restammo solo abbracciati tutta la notte. Abbracciati a baciarci. Null’altro. Dormimmo così, senza staccarci un attimo. Ci alzammo l’indomani mattina come una coppia di innamorati.

Sapevamo che stavamo per diventare grandi e volevamo gustarci ogni attimo di quel momento storico e indimenticabile per noi.

Successe la seconda notte. Avevamo iniziato la stagione estiva con una straordinaria giornata di mare. Tornati a casa i soliti passaggi: doccia, cena, chiacchiera con amici, passeggiata per il paese e poi a letto.

Era la nostra notte, quella che comunque fossero andate le nostre vite, non avremmo mai più dimenticato.

Andammo a letto verso le undici. Mano nella mano, cuore a mille. Aspettammo di sentire silenzio intorno a noi.

Verso mezzanotte cominciammo a baciarci, a sfiorarci, a stuzzicarci. E a baciarci ancora. Finché Rita non si mise sopra di me e, prendendo il mio cazzo duro, senza alcuna precauzione, non lo indirizzò verso la sua figa umida e palpitante.

Prima la cappella, su e giù lentamente, facendola entrare e uscire. Finché non affondò il colpo. Contemporaneamente i nostri bacini iniziarono a muoversi come un’orchestra sinfonica.

Lo avevamo sognato per più di un anno quel momento che finalmente era arrivato e sembrava la cosa più semplice del mondo.

Rita inarcò la schiena e cominciò a muoversi con ritmo lento. Io la assecondavo. Allo stesso tempo Rita si abbassava a baciarmi. Io le tenevo le mani sui fianchi e le accarezzavo il seno. Eravamo ancora due ragazzi, diventato improvvisamente adulti.
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